Edilizia

Fine lavori CILA a Roma: comunicazione e aggiornamento catastale

Geom. Simone MarcantogniniPubblicato il 26 ottobre 20262 min di lettura

La CILA non si esaurisce con il deposito della comunicazione prima dei lavori. Quando il cantiere è terminato servono altri due passaggi, spesso trascurati: la comunicazione di fine lavori e, quando le opere modificano l'immobile, l'aggiornamento catastale. Saltarli significa lasciare la pratica incompleta, con conseguenze che di solito emergono al momento della vendita.

La comunicazione di fine lavori

La modulistica edilizia unificata, adottata a livello nazionale e recepita dalla Regione Lazio, prevede un modello specifico di comunicazione di fine lavori anche per gli interventi soggetti a CILA. A Roma, come la CILA, va trasmessa per via telematica a Roma Capitale con riferimento alla pratica già depositata.

Con la fine lavori si attesta che le opere sono state eseguite in conformità a quanto comunicato e asseverato all'inizio. Se in corso d'opera il progetto è cambiato, ad esempio con una diversa distribuzione degli ambienti, le modifiche vanno valutate prima di chiudere la pratica: la fine lavori deve descrivere ciò che è stato realmente realizzato.

L'aggiornamento catastale

L'art. 6-bis del DPR 380/2001 prevede che, per gli interventi soggetti a CILA, l'interessato provveda all'aggiornamento catastale nei casi previsti dalla legge. Se i lavori hanno comportato variazioni di opere murarie, la variazione catastale va presentata contestualmente alla comunicazione di fine lavori: le due pratiche si chiudono insieme.

Rientrano in questo caso, ad esempio, i lavori in cui:

  • si spostano o demoliscono tramezzi cambiando numero o forma dei vani;
  • si aprono o si chiudono vani porta, o si ricava un nuovo bagno;
  • si accorpano o si dividono ambienti in modo rilevante.

Non serve, invece, per interventi senza modifiche murarie, come il semplice rifacimento di impianti o finiture. La pratica si presenta all'Agenzia delle Entrate con la procedura DOCFA: trovi i dettagli nella guida sull'accatastamento e la variazione DOCFA.

Perché chiudere correttamente la CILA

Una CILA senza fine lavori e senza planimetria aggiornata crea un disallineamento tra la situazione reale, quella depositata in Comune e quella risultante al catasto. Le conseguenze più frequenti sono:

  1. problemi al rogito: dal 2010 nell'atto di vendita va dichiarata la conformità della planimetria catastale allo stato di fatto, e il notaio o la banca possono chiedere chiarimenti su pratiche non concluse;
  2. stato legittimo incerto: secondo l'art. 9-bis del DPR 380/2001, aggiornato dal Salva Casa, lo stato legittimo si ricostruisce anche dal titolo dell'ultimo intervento, che deve quindi essere completo e coerente (approfondisci nella guida sullo stato legittimo);
  3. documentazione per i bonus: se i lavori beneficiano di detrazioni fiscali, è utile conservare la pratica edilizia completa, comprensiva della chiusura.

Se la CILA è rimasta aperta

Capita spesso di scoprire, magari anni dopo, una CILA mai chiusa o una planimetria mai aggiornata. In molti casi la situazione si risolve con la verifica della pratica originaria, la comunicazione di fine lavori e la variazione catastale. Se invece le opere realizzate sono diverse da quelle comunicate o mancano del tutto di titolo, occorre valutare una CILA tardiva, che comporta una sanzione di 1.000 euro (ridotta a 333 euro se presentata spontaneamente a lavori in corso).

Come possiamo aiutarti

Lo studio segue la CILA dall'inizio alla chiusura: progetto e asseverazione, comunicazione di fine lavori e variazione DOCFA, così che Comune e catasto rispecchino lo stato reale dell'immobile.

Dopo il sopralluogo ti indichiamo nel preventivo gratuito tempi, documenti necessari e costi della pratica.

Le informazioni hanno carattere generale. Per il tuo immobile serve una verifica dei documenti e dello stato dei luoghi.

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